
Amore e microbiota
COME L’IMMENSA COMUNITÀ DI MICRORGANISMI CHE RISIEDE NEL NOSTRO INTESTINO INFLUENZA LA VITA DI COPPIA.
L’avreste mai detto che l’amore non è solo una questione di cuore, ma anche di batteri?
Da ricerche pionieristiche nell’ambito della ricerca microbiologica, sociale e psicologica stanno emergendo evidenze innovative, e a dir poco inaspettate, sul processo di innamoramento e sulle relazioni di coppia.
Per un istante lasciamo da parte una visione prettamente romantica dell’amore e immaginiamo di osservare il processo di innamoramento al “microscopio”, in un’ottica microbiologica.
Certamente esso rappresenta uno degli eventi più dirompenti nella vita dell’individuo, che scatena non solo emozioni uniche, ma anche cambiamenti eccezionali, che prevedono un importante scambio di batteri da persona a persona. Si modificano i programmi della giornata, le abitudini alimentari, gli orari di sonno – veglia. Ci si accarezza, ci si bacia. Vengono condivisi gli spazi, i pasti, le relazioni più intime. Ciascun individuo porta con sé e condivide con l’altro/a il proprio set di batteri, virus e microrganismi – che nel complesso costituisce il suo microbiota. Si tratta di un modello davvero eccellente di colonizzazione reciproca.
Ad esempio, riuscite ad immaginare quanti batteri si scambiano due persone con un bacio di dieci secondi? Ben 80 milioni! Lo rivela uno studio condotto dal TNO Microbiology and Systems Biology, in collaborazione con la VU University di Amsterdam.
Per coloro che desiderassero testarlo dal vivo, al Museo Micropia di Amsterdam è installato un apposito “kissometro”, che misura il numero di microrganismi scambiati con un bacio.
Il microbiota è dunque protagonista della vita di coppia in tutte le sue fasi, da quella iniziale dell’innamoramento, a quella di vita insieme; si modulerà agli stili di vita dei due partner e ne diverrà elemento unico e distintivo.
Considerando queste premesse, potremmo spingerci oltre e pensare che il microbiota possa in qualche modo influenzare anche il processo a monte, ovvero quello della scelta del partner?
Non siamo ancora in grado di dare una risposta conclusiva a quest’ultima domanda, poiché in quest’ambito ci sono, per il momento, solo studi su modello animale.
IL MICROBIOTA UMANO, UN ECOSISTEMA COMPLESSO PER LA SALUTE DELL’ORGANISMO

Il microbiota umano è rappresentato dalla popolazione di batteri, funghi, archeobatteri, protozoi e virus che vive in simbiosi con l’organismo, colonizzandone ambienti esterni come la cute, i capelli e le mucose, e cavità interne, come l’apparato gastro-intestinale.
In base al distretto corporeo che occupa, possiamo distinguere: un microbiota cutaneo, orale, vaginale. Ma il microbiota più trattato e discusso è sicuramente quello intestinale, un tempo chiamato flora intestinale.
Il microbiota intestinale può essere comparato ad una centrale del benessere: le comunicazioni che instaura con i diversi distretti dell’organismo ricoprono un ruolo fondamentale per il mantenimento della sua salute.
APPUNTAMENTO CON IL MICROBIOTA PER LA SCELTA DEL PARTNER: IL CASO DI DROSOPHILA MELANOGASTER
L’esistenza di una via di comunicazione tra intestino e cervello era nota agli scienziati, che ne hanno sempre riconosciuto l’importanza nel mantenimento della salute umana. Ma è solo negli ultimi due decenni che si è compreso che il microbiota intestinale è il vero attore di questo sistema; molti studi suggeriscono, infatti, che le interazioni tra il microbiota e l’ospite a livello dell’intestino portano al rilascio di molecole del sistema immunitario, neurotrasmettitori e metaboliti microbici che possono influenzare i messaggi neuronali ed eventualmente regolare le funzioni cerebrali e il comportamento.

Sorge quindi spontanea una domanda. Il microbiota può influenzare una scelta così importante, in termini di evoluzione della specie, come la scelta del partner?
Gli esperimenti condotti su Drosophila melanogaster, il noto moscerino della frutta, esemplare modello di studio, aprono una nuova strada.
Nel 2010, un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology (CIT) osserva che moscerini allevati in due gruppi separati (in luoghi ben distinti e con un’alimentazione differente), una volta uniti nello stesso spazio, si accoppiavano solo con individui appartenenti al proprio gruppo d’origine.
Qual è il fattore alla base di questa scelta?
Gli sperimentatori somministrano antibiotici ad ampio spettro, in grado di fare “tabula rasa” sul microbiota intestinale dei moscerini. I risultati sono ora molto più esplicativi: i moscerini non mostrano più alcuna preferenza e si accoppiano indistintamente con individui anche dell’altro gruppo.
È dunque il microbiota intestinale che muove le fila nella scelta del partner di questi piccoli organismi, influenzandone gli ormoni sessuali. Insomma, è davvero tutta una questione di gut-feeling!
Forse, da un punto di vista evolutivo, quando gli individui scelgono il proprio partner non “selezionano” solo quello con il miglior set di geni, ma anche quello con il miglior microbiota, in un’ottica di riproduzione. Ma per quale motivo i moscerini della frutta sono portati a scegliere partner con un microbiota simile al loro? Ipoteticamente, perché ciò non causerebbe nessun conflitto, nessun risentimento e sarebbe associato ad una più alta possibilità di futuro insieme, potenzialmente migliore per la cura e la sopravvivenza della prole.
Se questi meccanismi potessero essere traslati anche sull’uomo, vi sarebbero risvolti rilevanti non solo da un punto di vista scientifico, ma anche sociale e piscologico.
Ma, al momento, non sono ancora stati condotti studi sull’uomo.
E una volta che i due partner si sono scelti e hanno iniziato la loro vita insieme, che cosa succede al loro microbiota?
Qui, finalmente, ci sono ricerche condotte anche sull’uomo, i cui risultati sono sorprendenti.
UN MICROBIOTA UNICO E CONDIVISO, DURANTE TUTTA LA VITA DI COPPIA

In una relazione di coppia non è così romantico pensare che ci si scambi continuamente microbi. O, forse, non è il primo pensiero che affiora, ma è un elemento da tenere in considerazione, poiché questo implica molteplici conseguenze. Le occasioni di scambio di microbiota sono molteplici: baci, rapporti sessuali, pasti condivisi e convivenza negli stessi ambienti.
Dallo studio di Remco del TNO Microbiology and Systems Biology, in collaborazione con la VU University di Amsterdam, emerge un elemento di riflessione. Se da un lato, infatti, il microbiota è più simile tra partner rispetto a individui non in relazione tra loro, dall’altro, tale somiglianza non è strettamente correlata a comportamenti transienti, come ad esempio i baci, ma dipende maggiormente dall’ambiente e dagli stili di vita condivisi.
Partner che vivono una stretta relazione di coppia mostrano un microbiota intestinale molto più simile tra loro, rispetto a quello di fratelli. Lo rivela uno studio condotto dal gruppo di ricerca di Kimberly A. Dill–McFarland, dell’University of British Columbia di Vancouver, pubblicato su Scientific Reports, rivista affiliata a Nature.
Un dato davvero interessante, se pensiamo che i fratelli condividono le stesse basi genetiche e, tendenzialmente, hanno condiviso gli stessi ambienti.
Possiamo quindi affermare che avere una buona relazione di coppia concorra a garantire la salute generale dell’organismo? Questi primi studi suggeriscono di sì, ma la ricerca è ancora aperta.
COSA SUCCEDE QUANDO TERMINA UNA RELAZIONE AMOROSA?
Il Professor Jie-Yu-Chuang, della School of Medicine, Fu Jen Catholic University, New Taipei City – Taiwan, ha proprio focalizzato i suoi studi su questo aspetto. “Nel lavoro, condotto con il mio gruppo di ricerca, siamo partiti dal presupposto che una stretta relazione di coppia concorra a creare e a modulare un microbiota che diventa estremamente simile a quello del partner”.
“Tuttavia, la fine di una relazione amorosa induce importanti conseguenze – continua il Professor JieYu-Chuang – “Innanzitutto gli individui, ora divenuti single, sono sottoposti a minori occasioni di scambio di batteri e a maggiori condizioni di stress. Tutti fattori che causano una riduzione della diversità del microbiota, che – come citato precedentemente – è fondamentale per la salute dell’organismo”. Recenti studi hanno fatto luce su come, alla base di alcuni disordini neuropsichiatrici (es. la depressione), ci sia una condizione di disbiosi intestinale – ovvero disequilibrio del microbiota intestinale -, associata a sua volta a una ridotta diversità microbica.
“L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI”
Quello su microbiota e amore è un campo di ricerca estremamente innovativo, in cui ci sono ancora molte strade inesplorate da percorrere. Alcune di queste sollevano molte domande: e se le nostre preferenze di accoppiamento fossero influenzate anche dagli antibiotici (che modificano il microbiota intestinale)? Possiamo allontanarci da un partner a causa di una malattia, che ha cambiato il suo microbiota?
Siamo davvero agli esordi, ma certamente queste prime evidenze rivelano come il microbiota umano, per anni sottovalutato dalla scienza, sia un prezioso organo nascosto e invisibile, che regola molti aspetti della vita dell’individuo.
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